Cemento e carta: a ToolBox il “re del cemento armato” ritrova suo figlio Beppe

Cemento e carta: a ToolBox il “re del cemento armato” ritrova suo figlio Beppe

Il 23 settembre, a ToolBox, in via Agostino da Montefeltro 2 a Torino, si è tenuto con grande successo l’incontro “Cemento e carta”. Durante la serata il libro di Enrico Laerte Corona e Daniela Re su Giovanni Antonio Porcheddu è stato presentato insieme a quello di Filippo Pinna su suo figlio Beppe Porcheddu, illustratore del Pinocchio del 1942, alla sua prima esposizione pubblica. L’evento, promosso da Alicubi e organizzato con l’Associazione sarda a Torino “Antonio Gramsci”, è stato realizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino, l’Università di Torino, il MUSLI e Verso Itaca.

Un percorso partito da un convegno scientifico

Nel marzo 2026 Abbà Edizioni ha pubblicato “Giovanni Antonio Porcheddu – Re del cemento armato – Il sardo che rivoluzionò l’edilizia italiana”. È stata la prima monografia dedicata all’ingegnere che, fuori dagli ambienti specialistici, quasi nessuno conosceva. Il volume, frutto di due anni di ricerca documentaria e arricchito dalle postfazioni di Sebastiano Foti, direttore del DISEG del Politecnico di Torino, e di Enrica Maria Bodrato, responsabile della gestione del Patrimonio storico dell’Ateneo, era stato anticipato a febbraio ai Terzi Stati Generali del Patrimonio Industriale, al Politecnico di Bari, con un paper confluito negli atti del convegno.

Sette mesi dopo, il libro può contare su una ventina di appuntamenti tra Piemonte, Liguria e Sardegna, diversi seminari accreditati per ingegneri, architetti e geometri, un passaggio al Salone Internazionale del Libro e una ristampa appena uscita. L’incontro a ToolBox si è inserito proprio in questo percorso.

Sette mesi di presentazioni

La prima presentazione pubblica si era svolta il 14 marzo nella sede dell’Associazione “Antonio Gramsci”, in corso Umbria 28, che aveva contribuito alla ricerca e alla pubblicazione. Erano seguiti gli appuntamenti alla Biblioteca civica Centrale di Torino, il 17 marzo, e al Politecnico il 24 marzo, promosso dal DISEG insieme all’Ordine degli Ingegneri di Torino. Dall’8 all’11 aprile il libro era tornato nei luoghi d’origine dell’ingegnere: a Ittiri, dove Porcheddu era nato nel 1860, per il festival Genera; ad Alghero, alla libreria Il Labirinto; a Norbello, per il festival Radici; e a Cagliari, con una visita guidata gratuita alle architetture della città costruite dall’impresa Porcheddu.

A maggio c’era stata la presentazione allo stand della Regione Sardegna al Salone Internazionale del Libro, insieme ai tour urbani gratuiti organizzati per il Salone OFF dall’Associazione “Antonio Gramsci”, guidati da Daniela Re. Poi erano arrivati la Biblioteca Unicredit di via Nizza, il giardino Saint Bon con visita alle Officine Grandi Motori e i Docks Dora, struttura dello stesso Porcheddu, con una mostra fotografica di Nino Lucchesi. Erano seguiti il seminario all’Ordine degli Architetti di Imperia e, il 23 agosto, la presentazione alla stazione di Ceres, per i 150 anni della ferrovia Torino–Ciriè–Lanzo–Ceres, di cui l’ingegnere firmò ponti e viadotti. Pochi giorni prima dell’evento a ToolBox si era svolto un altro seminario per tecnici, ospitato dalla famiglia Buzzi a Casale Monferrato, patria del cemento, con la partecipazione della dottoressa Tullia Iori, una delle maggiori esperte di storia del calcestruzzo armato.

Un’opera che sta attorno a noi

Un itinerario che dice qualcosa del personaggio: alle presentazioni in libreria si sono alternati convegni universitari, ordini professionali, feste di quartiere e camminate urbane, perché le opere di Porcheddu, in Italia e all’estero, non stanno nei musei ma attorno a chi cammina per le città. Tra le sue opere vi sono il Lingotto, il campanile di San Marco ricostruito dopo il crollo del 1902, il Ponte Risorgimento a Roma, la Messina ricostruita dopo il terremoto del 1908 e la basilica di Bonaria a Cagliari. L’Archivio Porcheddu, conservato al Politecnico di Torino, documenta quasi 2.700 progetti realizzati tra il 1894 e il 1933. Fu Vittorio Emanuele III a soprannominarlo “re del cemento armato”.

La novità: il figlio

La grande novità della serata è stata la presentazione, accanto al volume sul padre, di quello sul figlio: “Beppe Porcheddu. L’arte che non scompare” di Filippo Pinna (Magnum Editore, Sassari 2026), alla sua prima presentazione pubblica.

Giuseppe, detto Beppe, Porcheddu (Torino 1898 – scomparso nel dicembre 1947) fu illustratore, ceramista e pittore, tra i maestri della grafica italiana degli anni Venti e Quaranta. Esordì giovanissimo sul “Corriere dei Piccoli”, disegnò per le bambole Lenci, firmò le tavole del Pinocchio pubblicato da Paravia nel 1942. Incoraggiato da Leonardo Bistolfi, segnato dalla Prima guerra mondiale, antifascista e membro del CLN ligure, si trasferì a Bordighera nel 1939. Nel dicembre 1947 si recò a Roma per organizzare una mostra con l’amico Piero Giacometti: il 27 dicembre uscì di casa e non fu mai più ritrovato.

Due biografie opposte e complementari, il cemento e la carta, la costruzione e il disegno, la scalata sociale e la sparizione, che raccontano l’Italia tra giolittismo, fascismo e dopoguerra.

Un dialogo a più voci

L’incontro è stato organizzato come una conversazione. Ha coordinato Augusto Cherchi (Alicubi); gli autori Daniela Re, Enrico Laerte Corona e Filippo Pinna hanno dialogato con lo storico Paolo Soddu (Dipartimento di Studi Storici, Università di Torino), Sebastiano Foti, Maurizio Bocconcino e Paolo Piantanida (DISEG, Politecnico di Torino) e Pompeo Vagliani, direttore del MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia, che conserva e promuove molte opere di Beppe Porcheddu.

Una sede carica di storia

La scelta della sede non è stata casuale. ToolBox occupa oggi una porzione dell’ex complesso delle Fonderie Garrone, nato nel 1908 tra corso Dante, via Egeo e via Agostino da Montefeltro: a partire dal 1915 furono proprio Porcheddu e la sua impresa a progettarne gli ampliamenti in cemento armato, negli stessi anni in cui poco distante nasceva il Lingotto. Al termine dell’incontro, una visita guidata a cura di Daniela Re ha mostrato al pubblico le strutture ancora a vista.

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